Il Ponte di Civita
Lungo circa 300 metri, è l'unico accesso al borgo: attraversarlo a piedi, tra la Valle dei Calanchi, è la prima e più suggestiva tappa della visita.
Scopri l'erosioneSospesa su uno sperone di tufo nella Valle dei Calanchi, raggiungibile solo a piedi: il borgo che il mondo conosce come "la città che muore".
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Civita di Bagnoregio è una piccola frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, arroccata su uno sperone di tufo e argilla nel cuore della Valle dei Calanchi. Abitata da poche decine di persone, è collegata al mondo esterno solo da un lungo ponte pedonale in cemento, lungo circa 300 metri. La costante erosione del terreno su cui poggia — che ne assottiglia i bordi anno dopo anno — le è valsa il soprannome di "la città che muore", coniato dallo scrittore Bonaventura Tecchi.
Fondata dagli Etruschi oltre 2.500 anni fa lungo un antico percorso che collegava il Tevere al lago di Bolsena, Civita fu poi abitata in epoca romana e attraversata dalle dominazioni gote e longobarde, prima di passare sotto lo Stato Pontificio. Il terremoto del 1695 causò il crollo di parte del paese e dell'unica via di accesso, segnando l'inizio del lento declino che continua ancora oggi. Il primo ponte in muratura, costruito nel 1923, fu danneggiato dalle frane e infine fatto saltare dai soldati tedeschi in ritirata nel 1944; l'attuale passerella in cemento armato risale al 1965.
Lungo circa 300 metri, è l'unico accesso al borgo: attraversarlo a piedi, tra la Valle dei Calanchi, è la prima e più suggestiva tappa della visita.
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Unica chiesa del borgo, si affaccia sulla piazza principale: al suo interno custodisce le reliquie di Sant'Ildebrando e un crocifisso ligneo del Quattrocento.
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Ospitato nel cinquecentesco Palazzo Alemanni, racconta con quattro sale la storia geologica di Civita e il fenomeno dell'erosione che la minaccia.
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Il paesaggio brullo e lunare che circonda il borgo, modellato da secoli di erosione: dai belvedere di Bagnoregio si ammira al meglio al tramonto.
Apri schedaIl colle su cui sorge Civita si restringe costantemente a causa di frane e agenti atmosferici: ecco perché viene chiamata "la città che muore".
Il terreno è formato da strati di argilla e tufo, particolarmente soggetti a erosione da parte dei torrenti Rio Chiaro e Rio Torbido: un processo lento ma inarrestabile, che nei secoli ha già cancellato gran parte dell'antico abitato.
La cucina di Civita e della vicina Bagnoregio affonda le radici nella tradizione contadina della Tuscia viterbese: pane casereccio, olio extravergine locale, legumi e i piatti a base di lumache, un tempo raccolte nei calanchi. Da assaggiare anche i vini del territorio, come quelli prodotti nella vicina zona del lago di Bolsena, e i dolci tipici delle festività religiose del borgo, come la processione del Venerdì Santo che si tiene ogni anno nella Chiesa di San Donato.
In auto: uscita Attigliano-Bomarzo o Orvieto sull'A1, poi seguire le indicazioni per Bagnoregio. In treno: stazione di Orvieto, poi bus per Bagnoregio.
L'accesso al ponte e al borgo è a pagamento (contributo di pochi euro), introdotto per sostenere la manutenzione e la conservazione del sito.
Il Belvedere di San Francesco, con la vista più suggestiva sul borgo sospeso, e una passeggiata al tramonto sul ponte pedonale.
A pochi chilometri si trovano il lago di Bolsena, Orvieto e Viterbo: un'ottima base per un itinerario tra Lazio e Umbria.
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